Febbraio 2026

Luce e Materia: costruire l’atmosfera

Luce e Materia: costruire l’atmosfera

Nel lavoro di Lorenzo Guzzini la materia non è mai un semplice rivestimento. È struttura narrativa e atmosfera, ed è ciò che determina il modo in cui la luce si posa nello spazio.

Quando per il ristorante 10 Nodi è arrivata la richiesta di “portare il mare dentro il locale”, la risposta non è stata illustrativa. Non si trattava di rappresentare, ma di evocare.

Il mare non poteva entrare come immagine, ma poteva entrare come vibrazione, come riflesso, come memoria sensoriale.

 

Da qui prende forma un progetto in cui superfici e luce lavorano in continuità, costruendo un paesaggio interno che suggerisce acqua, pontili e roccia senza mai dichiararli.

La materia come memoria

Il primo livello del progetto è materico.

Il pavimento, realizzato con tavole inchiodate, richiama il pontile non solo nella forma ma nel suono: lo scricchiolamento diventa parte dell’esperienza, come se lo spazio fosse sospeso sull’acqua.

Le pareti, pensate come una caverna, introducono una dimensione primordiale. Una superficie scavata, irregolare, poi calibrata e “ingentilita” attraverso tonalità calde come il beige, il ruggine e sfumature naturali che restituiscono profondità senza appesantire l’ambiente.

Qui la materia non solo decora ma costruisce atmosfera.

Il vetro come superficie liquida

Il gesto più radicale nasce dalla volontà di tradurre l’acqua in fenomeno ottico.

I tavoli in vetro artistico sono trattati come superfici liquide. La luce li attraversa, intercetta la texture e si riflette sul pavimento generando effetti luminosi che ricordano il movimento dell’acqua.

L’effetto non è casuale. È il risultato di una calibratura illuminotecnica precisa. Le sorgenti sono state posizionate e regolate come in un sistema fotografico: avvicinandosi, l’immagine si dissolve; allontanandosi, si definisce.

La distanza e l’altezza sono studiate per evitare il fuori fuoco e controllare la nitidezza della proiezione.

Il tavolo diventa una lente e la luce si trasforma in uno strumento per mettere a fuoco l’atmosfera dell’ambiente.

La luce come conseguenza della materia

Nel progetto la luce non è una scelta estetica finale, ma una conseguenza della materia.

La temperatura selezionata, 2700K, è coerente con le tonalità calde dello spazio. Il principio è semplice: luce calda accompagna toni caldi e luce fredda accompagna toni freddi. La luce non si decide alla fine, in base al gusto, ma nasce insieme ai materiali.

Per l’illuminazione puntuale sono stati utilizzati apparecchi come Newton Special, in una versione dedicata che dialoga con materiali e finiture specifiche del progetto. Qui la precisione ottica diventa fondamentale: controllo del fascio, altezza calibrata, assenza di abbagliamento.

Parallelamente, sistemi lineari come Wanda sono stati integrati nelle gole luminose che percorrono bancone e panche, illuminando le superfici lapidee e le volte. La luce scorre sulle pareti, definisce i volumi e amplifica la matericità senza mai imporsi visivamente.

La luce diventa così un elemento costruttivo che amplifica la percezione della profondità dello spazio.

Anche la finitura degli apparecchi incide direttamente sul risultato. Una superficie ruggine, ad esempio, amplifica la componente calda dell’emissione aumentando la percezione cromatica e rendendo l’ambiente più avvolgente. In questo senso, la finitura diventa parte integrante del sistema luminoso. È un lavoro di precisione tecnica che produce un risultato profondamente percettivo.

Atmosfera come progetto

10 Nodi non è un ristorante a tema. È uno spazio che suggerisce attraverso riflessi, superfici e vibrazioni luminose.

Materia e luce non sono elementi separati, ma parti di un unico sistema progettuale. L’atmosfera prende forma come costruzione rigorosa, dove ogni scelta progettuale concorre a generare un’esperienza coerente e immersiva.

È così che luce e materia diventano spazio.

FOTOGRAFIA: Serkan Emre Erçakır